Dall’installazione degli impianti fotovoltaici alla redistribuzione dei benefici economici, ecco come funziona il modello delle Cer

Produrre energia pulita, condividerla con il vicinato e ottenere benefici economici per vent’anni. È questo il principio alla base delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), uno degli strumenti più innovativi della transizione energetica italiana.

Le CER sono associazioni tra cittadini, piccole e medie imprese, enti locali e condomìni che scelgono di collaborare per produrre, condividere e consumare energia proveniente da fonti rinnovabili, soprattutto da impianti fotovoltaici. Un modello che punta a rendere i territori più autonomi dal punto di vista energetico, riducendo al tempo stesso emissioni e costi in bolletta.

Come funziona una Comunità Energetica

Il meccanismo alla base delle CER è quello della condivisione virtuale dell’energia. L’elettricità prodotta da uno o più impianti viene utilizzata dai membri della comunità, quando i consumi coincidono con la produzione.

Il primo passo consiste nell’installazione di pannelli solari sui tetti di condomìni, scuole, edifici pubblici o aziende. I partecipanti mantengono il proprio fornitore di energia e il proprio contatore, ma devono essere collegati alla stessa cabina elettrica primaria.

Quando l’energia prodotta dagli impianti viene consumata contemporaneamente dai membri della comunità, viene considerata energia condivisa. E questo comportamento virtuoso viene premiato dal sistema nazionale.

Gli incentivi del GSE

A riconoscere il valore della condivisione energetica è il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) che, tramite il proprio portale pubblico, eroga una tariffa incentivante per ogni chilowattora condiviso. L’incentivo viene riconosciuto per vent’anni, generando un flusso economico che può essere redistribuito tra i partecipanti, secondo le regole stabilite dalla comunità.

Tre modi per partecipare

Le Comunità Energetiche Rinnovabili sono pensate per coinvolgere una platea molto ampia di soggetti, anche chi non possiede un impianto fotovoltaico.

Le Comunità Energetiche Rinnovabili sono aperte a una platea molto ampia di soggetti, anche a chi non possiede un impianto fotovoltaico. I partecipanti possono aderire con ruoli diversi, a seconda delle proprie caratteristiche e possibilità. Il consumatore utilizza l’energia condivisa senza essere proprietario di un impianto. È il caso di chi vive in affitto o non dispone di spazi adeguati per installare pannelli solari. Anche questi soggetti possono beneficiare di una quota degli incentivi economici generati dalla comunità. Il produttore realizza un impianto a proprie spese e mette l’energia prodotta a disposizione della CER. Il produttore-consumatore utilizza direttamente l’energia generata dal proprio impianto per soddisfare i propri fabbisogni e condivide con gli altri membri della comunità quella non consumata nell’immediato. In questo modo, contribuisce ad aumentare la quantità di energia condivisa e i benefici complessivi per tutti i partecipanti.

Benefici economici, sociali e ambientali

Le CER generano vantaggi che vanno ben oltre il risparmio in bolletta. Sul piano economico, i membri possono beneficiare della redistribuzione degli incentivi riconosciuti dal GSE. Inoltre, nei comuni con meno di 5mila abitanti sono disponibili contributi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che possono coprire fino al 40% dell’investimento necessario per la realizzazione degli impianti.

Dal punto di vista sociale, le Comunità Energetiche hanno una finalità non lucrativa. Gli eventuali ricavi vengono reinvestiti a beneficio della collettività, contribuendo a ridurre le bollette delle famiglie in difficoltà e contrastando il fenomeno della povertà energetica oppure finanziando servizi e progetti per il territorio.

Dal punto di vista ambientale, le comunità energetiche rappresentano uno strumento concreto per accelerare la decarbonizzazione. L’aumento della produzione da fonti rinnovabili contribuisce a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e abbattere le emissioni di CO₂ a livello locale.

Con il sistema dell’autoproduzione collettiva, i condomìni diventano laboratori di sostenibilità, uno spazio in cui l’energia non è più soltanto una voce di spesa, ma una risorsa condivisa capace di generare valore economico, ambientale e sociale.