In Sicilia critici i livelli di biossido di azoto: Palermo, Catania e Messina dovranno ridurre le emissioni entro quattro anni per rispettare i nuovi limiti europei.

Lo smog nelle città italiane diminuisce, ma non abbastanza da segnare una reale inversione di rotta. È quanto emerge dal rapporto “Mal’Aria di città 2026” di Legambiente.

Secondo i dati riportati dall’associazione ambientalista, nel 2025 sono stati solo 13 i capoluoghi di provincia ad avere superato i limiti giornalieri di PM10, le polveri sottili con diametro inferiore a 10 micron. Il valore soglia è fissato a 50 microgrammi per metro cubo d’aria per un massimo di 35 giorni all’anno. Superarlo significa esporsi a rischi concreti per la salute, soprattutto per bambini, anziani e persone con patologie respiratorie o cardiovascolari.

Il dato rappresenta un calo significativo rispetto agli anni precedenti, i capoluoghi fuori norma erano 25 nel 2024, 18 nel 2023 e 29 nel 2022. Un miglioramento che, tuttavia, non basta a fare parlare di emergenza superata.

Sicilia

In Sicilia il quadro presenta alcune criticità: Palermo, Catania e Messina sono chiamate a una significativa riduzione delle concentrazioni di biossido di azoto entro i prossimi quattro anni. Per adeguarsi ai nuovi limiti fissati dalla direttiva europea sulla qualità dell’aria, sarà necessario abbattere i livelli di NO₂ rispettivamente del 39%, del 33% e del 26%. Riduzioni sono richieste anche a Ragusa (-29%) e Siracusa (-10%).

A sottolineare le criticità è Giuseppe Riccobene, delegato alla Mobilità sostenibile di Legambiente Sicilia: “L’inerzia amministrativa -afferma- continua a condannare le nostre città a traffico, smog e inefficienza. Ingenti fondi pubblici vengono dispersi senza una vera strategia e si continua a ignorare ogni proposta di potenziamento del trasporto pubblico, insistendo su scelte che favoriscono l’auto privata, proprio mentre l’Europa chiede l’esatto contrario”.

Le cause dell’inquinamento urbano

In ambito urbano, le principali emissioni di biossido di azoto sono riconducibili ai processi di combustione, con un ruolo predominante del traffico veicolare. Automobili e, in particolare, veicoli diesel rappresentano la quota più significativa delle emissioni. A questi si aggiungono gli impianti di riscaldamento civili e industriali e le attività portuali.

L’esposizione al biossido di azoto comporta effetti rilevanti sulla salute pubblica: provoca irritazione delle vie respiratorie, riduzione della funzionalità polmonare e un aumento del rischio di asma, bronchiti e altre patologie respiratorie, soprattutto tra bambini e anziani.

 La qualità dell’aria nelle città italiane resta una sfida aperta che richiede interventi strutturali, politiche più efficaci e un’accelerazione concreta sulla mobilità sostenibile e sulla riduzione delle emissioni.