Nel 2025 la transizione energetica italiana rallenta, con le rinnovabili in calo e le emissioni in risalita. Tra burocrazia e maggiore ricorso al gas, il percorso verso la decarbonizzazione resta incerto e legato alle future riforme
Il 2025 rappresenta un anno cruciale per la transizione energetica italiana. Secondo i dati contenuti nel rapporto CER, le emissioni di gas serra tornano a crescere, interrompendo la tendenza alla riduzione osservata nel biennio precedente. Come riportato dall’agenzia Ansa, le emissioni complessive sono stimate in circa 371,7 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, con un incremento contenuto (+0,2%), ma significativo, che indica un rallentamento del percorso di decarbonizzazione.
Rinnovabili in calo e aumento del gas
Come riportato dall’agenzia Ansa, le emissioni complessive sono stimate in circa 371,7 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, con un incremento contenuto (+0,2%), ma significativo, che indica un rallentamento del percorso di decarbonizzazione. Tra le cause principali vi è la riduzione della quota di energia prodotta da fonti rinnovabili, scesa al 21,7% dei consumi energetici. Il calo è particolarmente evidente nel settore idroelettrico, penalizzato da condizioni climatiche sfavorevoli.
Parallelamente, cresce il ricorso al gas naturale, contribuendo all’aumento delle emissioni complessive. Il quadro complessivo evidenzia una transizione energetica ancora fragile, esposta a fattori climatici, infrastrutturali ed economici.
Le prospettive per il 2026 e 2027
Tuttavia, le prospettive per il prossimo biennio offrono margini di ottimismo. Le stime indicano un possibile ritorno alla riduzione delle emissioni già nel 2026, con un calo più significativo nel 2027, quando le emissioni potrebbero scendere a 363,9 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente. Questo scenario positivo, però, è strettamente legato allo sblocco degli iter autorizzativi per nuovi impianti rinnovabili e infrastrutture energetiche. Senza una semplificazione amministrativa, la transizione rischia di procedere a ritmi troppo lenti rispetto agli obiettivi climatici fissati dall’Europa.
Il contesto internazionale contribuisce ulteriormente alla complessità della sfida. Il sistema energetico globale si caratterizza, oggi, per un equilibrio tripolare tra Stati Uniti, Unione Europea e Cina. Mentre l’Europa continua a ridurre le emissioni in modo strutturale, Stati Uniti e Cina privilegiano principalmente la sicurezza energetica e lo sviluppo industriale. In assenza di un coordinamento internazionale, i Paesi che anticipano la transizione rischiano di sostenere costi competitivi non compensati dal mercato globale.
La sfida per l’Italia
Per l’Italia la sfida è quindi duplice: ambientale ed economica. Da un lato, è necessario consolidare la riduzione delle emissioni; dall’altro, occorre garantire alle imprese energia sicura, accessibile e competitiva. Il crescente orientamento dei finanziamenti verso le aziende con strategie di transizione sostenibile conferma come la sostenibilità diventi sempre più un fattore determinante anche sul piano economico-finanziario.
Le azioni prioritarie per rafforzare la transizione energetica sono ormai chiare: accelerare la diffusione delle fonti rinnovabili, migliorare l’efficienza energetica degli edifici, sviluppare trasporti a basse emissioni e sostenere l’innovazione industriale. Tutto ciò richiede politiche stabili, tempi autorizzativi ridotti e una visione strategica di lungo periodo, capace di coniugare sostenibilità ambientale e sviluppo economico.
Il rallentamento del 2025 non rappresenta una battuta d’arresto definitiva, ma un punto critico che evidenzia la necessità di decisioni rapide e coordinate. La transizione energetica resta un passaggio inevitabile e la sua efficacia dipenderà dalla capacità dell’Italia di trasformarla in un percorso equilibrato, in grado di tutelare il clima, garantire la sicurezza energetica e sostenere la competitività delle imprese.